A fine settembre ho trascorso con mia figlia un fine settimana nel mezzo della Foresta Umbra, maestosa, magica!
Abbiamo alloggiato presso l’agriturismo Cantoniera d’Umbra, gestito in modo impeccabile, ma, soprattutto, con gentilezza e amore dalla famiglia proprietaria, che ringraziamo sinceramente per averci fatto sentire a casa.
Un grazie particolare va a Michele, grande conoscitore della Foresta … e dell’animo umano.
La scelta di alloggiare presso un agriturismo che nasce dalla ristrutturazione di una vecchia Casa Cantoniera, si è abbinata al desiderio di far vedere a mia figlia, in quella zona, un’altra Casa Cantoniera, a me cara.
Vivere per due giorni nella Cantoniera d’Umbra ha rievocato tanti “ricordi riflessi”, legati ai ricordi di chi in quella terra garganica ha vissuto e sofferto negli anni della seconda guerra mondiale, la famiglia di mio padre.
Proprio in quella terra garganica, nel 1936, era nato mio padre Antonio, sesto dei dieci figli (cinque maschi e cinque femmine) di Salvatore e Cosima (i miei nonni), entrambi di Castrignano del Capo, in provincia di Lecce.
Mio nonno era un cantoniere. Era stato trasferito lì per lavoro e abitava, come di regola, con la sua numerosa famiglia, la Casa Cantoniera sulla Strada statale 89, tra Manfredonia e Macchia.
Da grande sono andata in quei luoghi per dare forma e colore ai “fatti della guerra” (così li chiamavo, preferendoli alle favole classiche) che da piccola mi sono stati raccontati e che nel tempo sono diventati anche i “miei” ricordi.
Quella grande Cantoniera, rosso pompeiano sbiadito, ai piedi di Monte Sant’Angelo, era davanti a me.
Anche lo scorso settembre era lì, davanti a noi, a me e a mia figlia.
Sullo sfondo, alle spalle della SS 89, la montagna, verso il basso, la campagna, fino a Manfredonia, fino al mare.
Gli eventi vissuti in quei luoghi e in quegli anni di guerra e bombardamenti dalla famiglia di mio padre sono tutti “presenti” nella mente e nel cuore. Li accarezzo, mi fanno compagnia.
Ho pensato di fissarli nella mia memoria prima di perderli e di custodirli in una “raccolta”.
Per condividere e per non dimenticare, in questi anni di ferocia mondiale, le nostre guerre, le nostre perdite, le nostre vite distrutte da scelte insensate.
Ma anche per ricordare che in quelle guerre, in quelle vite, si muovevano “Angeli del bene”, eroi presenti e invisibili nello stesso tempo, combattenti coraggiosi e vincitori silenziosi.
Silvia, Ottobre 2026